sabato 25 maggio 2013

Disoccupazione, finanziamenti: Rabbia della gente. Paura nei partiti


Mentre la gente muore di fame, i partiti si spartiscono il ricco bottino consistente in rimborsi elettorali, bustarelle varie, rimborsi spese, stipendi e diarie.
Con il benefit di poter piazzare amici e parenti nei posti di potere, in modo da telecomandarli.
Scambi di favori, inettitudine, arroganza, caratterizzano il tramonto di questa terza repubblica nata morta.
E nei politici (e non solo) serpeggia la paura: se qualcuno, non avendo nulla da perdere...

LA CRISI, I PROVVEDIMENTI

Letta, vertice con Saccomanni e Alfano
Il premier all'Ue: «Lavoro, fare di più»

Lettera a Van Rompuy: «Lotta alla disoccupazione giovanile
è la sfida prioritaria per l'Italia e per l'Europa»


In corso a Palazzo Chigi un vertice tra il premier Letta, il vicepremier Alfano e il ministro dell'Economia Saccomanni. L'incontro serve a fare il punto sui conti pubblici e sui futuri provvedimenti, in vista della possibile chiusura della procedura Ue per deficit eccessivo. Lo si apprende da fonti di governo. GIOVANI E LAVORO - Nella stessa giornata di sabato, Letta scrive al presidente del consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Quella di Letta è una risposta all'annuncio di Van Rompuy che la lotta alla disoccupazione, specie quella giovanile, sarà al centro del prossimo vertice europeo di giugno. Proposta quest'ultima che era stata avanzata proprio dal premier italiano.
«La lotta alla disoccupazione giovanile - scrive sabato Letta - rappresenta la sfida prioritaria, per l'Italia e per l'Europa» anche alla luce degli ultimi dati che «dimostrano che il problema ha raggiunto livelli allarmanti praticamente in tutti gli Stati membri». Pur riconoscendo che sulla questione sono stati fatti «passi avanti importanti», sottolinea, questi «non sono sufficienti. Vi sono diversi fronti - avverte - su cui dobbiamo e possiamo fare di più».
Quindi, un avvertimento: se l'Ue «non è capace di intervenire per risolvere la disoccupazione, finirà per alimentare sentimenti di frustrazione e risentimento» facendo crescere «movimenti populisti ed antieuropei».

Politici e famiglia: mai precari

Le famiglie dei politici non sono mai precarie. Pur essendo burattini del potere reale, i vari onorevoli, consiglieri, etc... piazzano parenti ed amici "cari" nelle diverse amministrate.
Con stipendi ben superiori ai 1000 euro dei precari.
Ovviamente: parliamo di incapaci spacciati per "eccellenze".
L'Istat (ben popolata da tali soggetti) ovviamente non dice che il precariato e' anche conseguenza dell'incapacita' di tali personaggi...




l Rapporto annuale dell'istat

Precari, lo stipendio medio è mille euro

Nel 2012 la retribuzione mensile di un dipendente a termine è 1.070 euro, 355 euro in meno rispetto a chi ha il posto fisso

MILANO - Il lavoro del precario vale meno: in media chi non ha un posto fisso prende uno stipendio più basso del 25% rispetto agli altri lavoratori. A certificarlo è l'Istat nel Rapporto annuale. Nel 2012 la retribuzione media mensile netta di un dipendente a termine che lavora a tempo pieno si ferma a 1.070 euro, 355 euro in meno rispetto a un dipendente assunto a tempo indeterminato.
DIVARIO - L'Istat parla di lavoratore "atipico", comprendendo in questa categoria chi vive di contratti a termine e collaborazioni. E spiega nel Rapporto come «un indicatore importante dello svantaggio del lavoro atipico è dato dal differenziale retributivo con l'occupazione standard», ovvero stabile e senza riduzioni d'orario. Guardando solo a chi è full time, tra un dipendente a tempo determinato e uno a tempo indeterminato il divario, pari in media a un quarto, è dovuto a più ragioni, anche se ormai può essere considerato una costante.
I NUMERI - «Il differenziale è in parte spiegato da effetti di composizione, quali l'età, il settore di attività, la professione. Ma - sottolinea l'Istituto - le differenze permangono anche a parità di caratteristiche e aumentano al crescere dell'anzianità lavorativa, poiché al tempo determinato non si applicano gli scatti di anzianità». Ecco che, evidenzia, «la differenza è di 85 euro per chi lavora da appena due anni e cresce a 392 euro per chi ha una carriera lavorativa di 20 anni e oltre, non necessariamente tutta da atipico».